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L'importanza delle diversità e dell'integrazione

Pubblicato il 04/09/2016


Nella visione di Siegel una potente metafora del rapporto tra differenze e integrazione

Daniel J. Siegel, per chi non lo conoscesse, è un vivace e lucido osservatore della mente. Il suo originale e fondato punto di vista riesce a cogliere le interessanti relazioni tra i meccanismi neurobiologici del sistema nervoso centrale e il suo funzionamento, soprattutto relazionale.
Siegel ci fa notare come la complessità del cervello, per come lo conosciamo, sia frutto dell’interazione di due fondamentali caratteristiche: la differenziazione e l’integrazione tra le sue diverse aree funzionali. Oggi sappiamo che, ad esempio, la corteccia visiva è un’area circoscritta del nostro cervello, altamente specializzata nella gestione degli stimoli visivi, diversamente da altre aree che hanno competenze e compiti diversi, come la corteccia motoria, per dirne una.

Questa differenziazione, a ben vedere, è già strabiliante di suo, ma ancor più affascinante è la capacità della nostra mente di integrare le diverse specificità in un tutto coerente finalizzato ad uno scopo.
È esattamente per questo motivo che riusciamo a coordinare azioni eccezionalmente sofisticate con naturalezza. Riusciamo a vedere nostro figlio che impara ad andare in bicicletta, a prevedere la  sua perdita di equilibrio e ad organizzare i movimenti finalizzati a prenderlo “al volo” per prevenire la sbucciatura al ginocchio. Non riusciremmo a farlo se il nostro cervello non fosse così specializzato nel vedere, nel valutare il tempo e la distanza, nell’organizzare i movimenti. A dirla tutta, non ci riusciremmo nemmeno se non avessimo la capacità sopraffina di organizzare e integrare queste specializzazioni.
 
Tutto questo, volendo, costituisce una potente metafora del delicato rapporto tra somiglianze e differenze. Sottolineare le differenze crea distanza, tanto quanto integrarle crea opportunità.

In natura, avendo la pazienza di guardarla con attenzione, ci sono molti esempi di collaborazioni, possibili proprio grazie alle diversità. La Bufaga per esempio, simpatico e colorato volatile, si prende cura di alcuni mammiferi, come l’Impala  dell’immagine qui sopra. Si nutre dei piccoli parassiti presenti nel mammifero e di qualche secrezione. La Bufaga si nutre, l’Impala si sente più in ordine e si libera dei parassiti. Un discreto affare per entrambi. Competenze molto diverse e utilmente integrate.

Secondo alcuni studiosi, a onor del vero, non si tratterebbe di reale mutualismo (il termine tecnico che descrive questo genere di interazioni tra esseri viventi) in relazione al fatto che in queste operazioni l’Impala riporta delle lievi escoriazioni alle volte.
Tutto sommato, però, forse può essere considerato un ragionevole costo per non avere le zecche tra i piedi, o tra i peli.
 
Detto questo, la domanda potrebbe essere: quanto tempo dedichiamo nella nostra vita a sottolineare le differenze tra me e te? Tra loro e gli altri, tra la razza A e la razza B, tra la cultura di un tipo e quella di un altro? Quante volte pensiamo che la soluzione debba essere necessariamente scegliere tra uno o l’altro?
Beh, se lo chiedessimo a Siegel (ma basta anche al nostro cervello) ci direbbe che abbiamo fatto metà del lavoro: sulle differenze e le specializzazioni settoriali andiamo forte, manca tutta la parte dell’integrazione… seppur con qualche escoriazione da mettere in preventivo.
 
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