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La fuga è una difesa sopravvalutata

Pubblicato il 20/08/2016


grazie a july...

Tra le note difese primordiali (tralasciando per questa volta il rimanere bloccati o lo svenimento) spesso siamo più propensi a scegliere la fuga piuttosto che l’attacco.
C’è da dire però che in natura la fuga funziona solo in una sola, unica, situazione: se sei significativamente più veloce della minaccia.
Un gatto sa per esempio che se è relativamente vicino ad un cane minaccioso, l’unica reale chance di sopravvivenza è affrontarlo. Non appena decidesse di scappare, nel cane scatterebbe l’interruttore della predazione, quel programma biologico che lo porta a inseguire la preda che fugge. Così nei noti consigli al malcapitato escursionista che si dovesse imbattere in un orso, c’è la famosa indicazione di non fuggire a gambe levate se la distanza fosse ravvicinata: la fuga provoca la predazione.
Ora, orsi a parte, sono molte le situazioni della vita in cui pensiamo di poter risolvere con la sopravvalutata fuga, ma non funziona quasi mai perché non siamo più veloci del mal di denti, della gastroscopia che rimandiamo da sei mesi, della tesi di laurea che ci aspetta o dell’attacco di panico che ci coglie all’improvviso. E Dio solo sa quanto vorremmo essere più veloci dell’attacco di panico per sfuggirgli una volta per tutte.

E se per una volta facessimo come quel gatto che affronta il cane minaccioso? 
 

 
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